Gaetano Barreca, THE ITALIAN WRITER FROM LONDON 
  • Home
  • News
  • Blog
  • Serial
  • Books
  • Poetry
  • Fables
  • Comics
  • Aphorisms
  • Contact
  • About me

Otto anni dopo, mentre i suoi compagni giocavano a fare la guerra col gladio, in quel mattino di primavera Elpisia si trovava al foro triangolare. Era il posto migliore per vedere le navi che arrivavano al porto.

Picture
Da quel luogo, oltre al tempio d’Ercole, si trovava il grande faro che di notte indirizza le imbarcazioni all’attracco. La nave del padre, che tanto aspettava… era finalmente giunta.

Elpisia si precipitò a perdifiato per le vie della città. Prima per via della Scuola, poi attraverso il foro fino a correre giù per via Marina, ma lo sciocco inciampò. La gioia nel riabbracciare il padre e Kore era così grande che si rialzò in gran fretta. Non gli importò delle sue ginocchia sanguinanti, continuò la sua corsa sfrenata e felice. Doveva essere il primo a comunicare la bella notizia al padre. Iulia era incinta e presto gli avrebbe donato un fratellino.

Marcus era solito fare dei viaggi a Locri Epizefiri per accompagnare la matrona Kore nel suo processo di morte e rinascita. Difatti in quella città del sud Italia si trovava il più grande tempio antico dedicato alla dea degli inferi. Era in quel luogo che erano conservate in gran segreto le statue gemelle per l’accesso ai Campi Elisi, al castello di Ade.

Qualche mese dopo il ritorno della primavera, anche l’estate col suo calore era ormai giunta.

 Dopo aver dato qualche notizia aggiuntiva per continuare a comprendere questa storia, possiamo adesso rivolgere l’attenzione al giorno dell’apocalisse. Il ventiquattro agosto del 79 d.C.

 Un giorno iniziato in modo particolare. Era già dalle prime luci dell’alba che una nube si alzava insolita sul monte Vesuvio. La terra era inquieta.

Gli abitanti vedevano questo come un cattivo presagio. Non era necessario andare troppo indietro con la memoria infatti, per ricordare ciò che avvenne diciassette anni prima. La città di Pompei era ancora in uno stato evidente di ricostruzione dopo il tremendo sisma del 62 d.C. Molti abitanti persero la vita e alcuni sopravvissuti rimasero sotto le macerie di quel ricordo.

I sacerdoti dei vari templi della città furono tutti d’accordo nell’intensificare i rituali propiziatori ai propri dei… per quietarli. Il presagio di una catastrofe era evidente. Più di tutto l’inconsapevolezza provocava paura e terrore. Cosa sarebbe accaduto da li a poco?

 
Nessun rito fu utile a placare il tremendo rumore che colse e sconvolse tutti i cittadini dell’intero golfo di Napoli.
 
Precisamente alle ore 13:00 del 24 agosto del 79 D.C. con una tremenda esplosione iniziò la fase eruttiva del Vesuvio. Una colonna eruttiva si allungò sino a raggiungere i quattordici kilometri di altezza. In poco tempo, come la descrisse Plinio il Giovane nelle sue lettere, la nube assunse la forma di un fungo denso di ceneri, gas e pomici. Il materiale poi espulso iniziò a ricadere in basso, il tutto accompagnato da piccole scosse di terremoto.

 

A causa del vento, Pompei fu subito esposta a una fitta pioggia di lapilli e frammenti litici. Gli abitanti terrorizzati si rifugiarono nelle proprie case o all’interno di spazi coperti. Già nel primo pomeriggio l’accumulo delle pomici provocò il crollo di alcuni tetti e di conseguenza le prime vittime.

 La città fu poi oppressa da un pulviscolo atmosferico che impediva ai raggi del sole di filtrarvi. Pompei cadde in un buio innaturale.

 Nella Casa dei Fiori, all’interno dell’abitazione delle dee, Demetra appartatasi nel tablino (stanza di ricevimento) cercò invano di invocare gli dei per comprendere cosa stesse accadendo. Ad ogni tentativo la sua magia si dissolveva. Il rumore delle pomici che cadevano sul tetto iniziò a essere assordante. Le urla di paura e dolore dei vicini s’intensificavano. Quella che era iniziata come una tranquilla giornata d’estate, si trasformò in un inferno.
 
Desistette la dea e sussurrò:

“Con tutte queste nubi non riesco a invocare gli dei dell’Olimpo. Persino le Moire, che presiedono il destino dell’uomo, si rifiutano di darmi udienza. Non posso far nulla per quietare la terra. Benché io ne sia la dea un potere superiore, maligno, sovrasta la mia sovranità”.
Marcus, suo servo e custode dell’amuleto sacro che custodiva il sangue di un ariete nero consacrato ad Ade, era presente nel tablino ai vani riti della dea. Ritrovate le forze, Demetra si volse verso lui e continuò:

 “Sono cosciente, che per provare a salvare questa gente, le loro anime, dovrò rinunciare nuovamente a Kore. Ho bisogno che mia figlia ritorni nelle sembianze della regina degli inferi prima del tempo concessogli da Zeus, per provare a sedare dal suo regno quest’apocalisse.

Le bianche biade spariranno dalla terra prima del previsto, questa volta per una cosciente volontà.

Il dolore della perdita mi squarcia il petto, ma non cederò cosi facilmente al futuro, non ripeterò gli stessi errori commessi in passato.

Anni fa, infatti, Ade tardò a farmi ricongiungere con mia figlia e quando si presentò a casa… Kore era tra le sue braccia, svenuta.

 La mia ira fu così grande dinanzi a quella scena, che senza volerlo provocai il tremendo sisma del 62 d.C. Fui io la causa di tanto dolore, fu terribile!

 Quel giorno, sconvolta, col viso sporco di fango e detriti mi aggirai nella città che avevo in parte distrutto. Urla di dolore si mischiavano alle imprecazioni del mio sacro nome. Tra le macerie trovai Iulia in stato di shock. Era così piccina, i suoi occhi erano terrorizzati, grandi e fissi su di me. Teneva la mano di un cadavere di donna, probabilmente sua madre che giaceva sotto delle mura di una casa staccatesi a causa di una violenta scossa. Entrambi i suoi genitori erano morti, sentii un gran senso di colpa, così decisi di prenderla con me e crescerla come figlia.

Promisi a me stessa che mai più sarei intervenuta causando tanto dolore, al contrario mi sarei impegnata per essere una dea più giusta, meno presa dall’appagamento delle mie esigenze”.

 Demetra e Marcus raggiunsero Kore, Elpisia e Iulia nell’atrio della casa. Scostata la grande tenda ricamata di un color porpora, la dea rivelò senza esitazione ciò che stava accadendo:

 “A quanto pare i miei timori erano fondati, gli dei sono nuovamente in guerra contro i Titani che si sono destati. Per qualche motivo Tifeo è riuscito a scrollare da sopra il suo corpo l’isola di Sicilia che lo costringeva immobile al suo esilio”.

Iulia spaventata urlò: “Ma perché sta succedendo tutto questo?!”

 Demetra iniziò a riportare alla mente e a far conoscere ai suoi servi la storia passata che si confonde col mito, nella notte dei tempi:

  “Tifeo era un mostro, che la madre primordiale di tute le cose, Gea, destinò fin dalla nascita a lottare contro Zeus e gli dei dell’Olimpo, colpevoli di aver sconfitto i suoi figli, i Titani, rilegandoli nel Tartaro.

Tifeo era un essere colossale, metà uomo e metà animale, con grandi ali sulla schiena che aperte oscuravano il sole. Sulle gambe strisciavano serpenti. Dopo una tremenda lotta e una prima resa, Zeus riuscì a sconfiggerlo e relegarlo sotto l’isola di Sicilia, che lo sovrastava e lo rendeva immobile nelle profondità del mare.

 Dal fondo supino, Tifeo inferocito proiettava sabbia e vomitava fiamme dalla bocca, posta in corrispondenza del vulcano che prende il nome di Etna. Spesso si sforzava di smuovere il peso di dosso le città e le grandi montagne: allora la terra tremava e persino il re degli inferi aveva  paura che il suolo si squarciasse, che una larga voragine ne dischiudesse i segreti e che la luce irrompendo seminasse terrore e confusione tra le ombre.

Proprio nel timore di una catastrofe del genere in seguito a una violenta scossa di terremoto, moltissimi anni orsono, il sovrano oscuro era uscito dalla sua sede tenebrosa per ispezionare le fondamenta. Su un cocchio trainato da cavalli neri alati percorreva la Sicilia per saggiarne le fondamenta.

 Fu in quell’occasione che vide Kore, fanciulla pura e bella intenta a raccogliere fiori, se ne innamorò e la rapì. La storia che Ovidio racconta nelle sue Metamorfosi[5] è reale!



[5]              Ovidio “Metamorfosi”~ libro quinto


Gaetano Barreca, il segreto dell'Eneide

                                                                                                                                            Continua.../cap-4-le-verita-taciute-dellapocalisse.html

    Tramite quale canale hai trovato il Serial?

Create a free website with Weebly Photos used under Creative Commons from Mike Cattell, James Jordan