Gaetano Barreca, THE ITALIAN WRITER FROM LONDON 
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La grande avventura di Paperottolo dello Stagnolaghetto

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anto tempo fa, quando ero piccino piccino, nel giardino vicino casa c'era un piccolo lago con tante papere molto carine. Gialle, bianche e di altri colori, erano tutte molto belle! Nonna Francesca spesso mi portava nello Stagnolaghetto per dare da mangiare alle paperelle. Ricordo che prendevamo un po’ di briciole di pane avanzate dal pranzo e le mettevamo sulla riva, vicino ai nostri piedi, aspettando che le paperelle si fossero avvicinate per mangiarle.

Nonna Francesca era una nonna molto buffa, appena vedeva qualcosa che gli piaceva inventava una storia. Una volta inventò persino una storia d'amore tra il ferro da stiro e la sua camicetta preferita. Era una nonna matta e divertente, e una delle sue storie che ricordo con piacere è quella di Paperottolo. Perché voleva insegnarmi l'importanza di credere nei propri desideri e nelle proprie capacità.

Paperottolo era un piccolo papero molto vispo, adorava viaggiare dal piccolo Stagnolaghetto, dove abitava, per andare al mare e sedersi su uno scoglio per lanciare un sassolino bianco in modo che rimbalzasse sull'acqua. Aveva sentito dire, da bambini entusiasti e fantasiosi, che era possibile compiere un rito magico per far si che i propri desideri si esaudissero.

Bisognava lanciare il sassolino bianco nel mare in modo che facesse quattro salti sull'acqua, e nello stesso tempo saltare in alto battendo le mani come ali. A quel punto era possibile esprimere un desiderio alla Fata del Mare e lei lo avrebbe esaudito.

Paperottolo un desiderio ce l’aveva: lui da grande voleva diventare un disegnatore di fumetti, proprio come me! Paperottolo sapeva che non era facile realizzare il proprio sogno, ecco perché tutti i giorni, oltre che esercitarsi tanto con la sua bella matita per migliorare i suoi disegni, si esercitava anche per lanciare il sassolino bianco nel mare.

Finché un giorno, uno, due, tre e... quattro... Che bello, c'era riuscito! Espresse di gran fretta il suo desiderio strillando come un matto, poi saltò in alto sbattendo le ali all'impazzata. Era felicissimo. Tornò a casa, nello Stagnolaghetto, con un sorriso enorme e senza prender fiato raccontò tutto a mamma Papera:

«Ho espresso il desiderio alla Fata del Mare, da grande sarò un fumettista. Voglio fare felici tutti i bambini del mondo con i miei disegni!»

Le Ranocchie Pettegolotte, che avevano sentito quello che Paperottolo entusiasta diceva alla madre, si misero a ridere e a fare burla del suo desiderio. Mamma Papera, dispiaciuta da tanta cattiveria, prese suo figlio sotto la sua ala protettiva e lo portò in un posto appartato. Mamma Papera si rattristò molto e in modo dolce disse queste parole a suo figlio:

«Paperottolo, siamo poveri! I sogni, sono per la gente ricca. Disegnare e far felici gli altri non ti porterà da nessuna parte nella vita. E se anche tu ci riuscissi, ci sarà sempre qualcuno più bravo di te a disegnare pronto a metterti da parte e fregarti il lavoro.»

Mamma Papera amava suo figlio, non voleva essere cattiva, cercava solo di difendere suo figlio dalle brutture della vita e dalla povertà.

Paperottolo però era testardo, pensava che se il sassolino aveva fatto quattro salti sull'acqua un motivo c'era. La Fata del Mare avrebbe esaudito il suo desiderio di diventare fumettista. In più, proprio in quel giorno, le Ranocchie Pettegolotte dello Stagnolaghetto gli avevano detto che in un luogo lontano dieci ore di volo, dentro la Fattoria dello zio Tom si trovava la terra dei Pan Pavoni,  un luogo ricco e magnifico dove tutti i sogni potevano realizzarsi.  Era la terra delle opportunità.

Neanche un mese dopo Paperottolo decise di partire alla volta della Fattoria dello zio Tom. Arrivato, la sua nuova casa era una pozzanghera d'acqua creata dalla pioggia che era durata cinque giorni. Da li poteva vedere la Terra dei Pan Pavoni.

I Pavoni erano come dei grandiiiiiiiiissimi uccelli che passavano tutti i loro giorni a fare la gara a chi aveva le piume della coda più belle. Avevano code tanto grandi, bellissime davvero. Dovevate vedere quando arrivavano gli umani vicino al loro recinto. Correvano come matti verso di loro e iniziavano ad aprire le loro code e pavoneggiarsi. Paperottolo provò a fare amicizia con loro, a parlare del suo sogno e mostrare i suoi disegni. Per i Pavoni Paperottolo era un povero sciocco solo perché non era interessato alla cura e bellezza della propria coda.

Paperottolo comprese che quello che si diceva della terra dei Pan Pavoni non era vero, la bellezza e l'amor proprio erano più importanti di qualsiasi altra cosa. Il resto non contava. Non c'era spazio per la fantasia, vivere felici con il resto della natura o donare gioia agli altri. Paperottolo, oltre il suo sogno di rendere felici i bambini con i suoi disegni, non aveva nulla... solo povertà!

Perché Paperottolo era l'unico a voler condividere con il mondo i suoi sentimenti di gioia? Paperottolo, sentendosi sempre più solo, adesso che nemmeno la terra dei Pan Pavoni poteva renderlo felice, iniziò a rattristarsi e a domandarsi se il suo desiderio era davvero un sogno stupido e sbagliato.

D'altronde, anche le Ranocchie Pettegolotte dello Stagnolaghetto glielo dicevano sempre. Non cedette, il sassolino bianco aveva fatto quattro salti nell'acqua e lui aveva espresso il suo desiderio alla Fata del Mare. Così il giorno dopo fece un bel disegno, ma così bello che i Pavoni divennero gelosi. Nessuno infatti, nella terra dei Pan Pavoni era mai riuscito a creare tanto stupore e meraviglia, e a suscitare gioia nel cuore.

I Pavoni, oltre a essere belli, non sapevano proprio far nulla. La Fantasia... che cosa meravigliosa! La gelosia per chi è più bravo e diverso da noi non porta mai buoni frutti. I Pavoni iniziarono a diventare cattivi con il povero Paperottolo. Cosi cattivi che fecero tanto piangere il piccolo papero fino a costringerlo ad andare via dalla terra dei Pan Pavoni. Purtroppo anche la casa pozzanghera si era prosciugata! Povero Paperottolo, che storia triste.

Tornato a casa, da mamma Papera nel piccolo Stagnolaghetto il nostro amico piangeva tutti i giorni. Non meritava tanta cattiveria. Tornò nel suo amato scoglio, dove una volta felice lanciava i sassolini bianchi. Guardò il mare e iniziò a lanciare i sassolini con rabbia, piangendo e chiedendo perché era successo tutto quello!

A un certo punto, sentì un... «Aioh!»

Paperottolo guardò dritto verso il mare ma non vide nessuno. A un certo punto, dal mare si alzò una grande Signora, bellissima. Il suo corpo era fatto tutto d'acqua e il suo vestito dai pesci del mare:

«Che ti succede piccolo? Una volta, quando tiravi i sassi per farli rimbalzare sull'acqua i tuoi sentimenti erano di divertimento, speranza, noia o gioia. A me davano piacere perché mi facevano il solletico. Adesso i tuoi gesti, i sentimenti che provi e mi trasmetti sono pieni di rabbia e dolore. Che cosa succede?»

Paperottolo rispose: «Sono triste perché il mio sogno di diventare un fumettista mi ha deluso.»

«Non hai bisogno dell'approvazione degli altri per realizzare i tuoi sogni.» Rispose la fata: «Se credi ardentemente in te stesso e nei tuoi desideri, tutto si avvererà. Le persone spesso non capiscono l'unicità delle altre, ma questo non deve fare di te un papero triste. La delusione ti rende infelice, senza continuare a credere e combattere per il tuo sogno non potrai mai fare felici i bambini del mondo.»

Detto questo, la Fata del mare si fermò un attimo per riflettere e poi continuò: «Tu puoi aiutarmi.»

«Io? Che cosa mai potrei fare per te?» Rispose Paperottolo.

«Gli uomini hanno iniziato a inquinare il mare solo perché sono cattivi, pensano solo al guadagno e non a quello che potrebbero causare col tempo. Mi sto ammalando.»

La Fata fece una piccola pausa e continuò: «Tu puoi disegnare delle storie che ispirino il rispetto per i mari e per i fiumi, tu puoi educare con la tua fantasia tutti i bambini del mondo a vivere felici con noi che siamo semplici elementi della natura. I Bambini un giorno cresceranno e saranno il nostro futuro, a loro apparterremo noi, cioè io, la Fata della Terra, dell'Aria e del Vento. Hai un grande dono, usalo e disegna dando sorrisi e speranza. Sorrisi e speranza che ho dato a te quando giocavi nelle mie acque facendo il bagno o cercando di provare a fare quattro salti al sassolino bianco per esprimere il tuo desiderio.»

Paperottolo sorrise, e accettò di aiutare la Fata del Mare. Aveva ritrovato la sua allegria. Iniziò a disegnare tanto, ma cosi tanto che divenne davvero bravissimo. Mentre le ranocchie Pettegolotte dello Stagnolaghetto continuarono la loro vita fatta di cattiverie e i Pan Pavoni continuarono a pavoneggiarsi della loro bellezza, Paperottolo riuscì a diventare fumettista e a divulgare l'amore per il mare e gli elementi della natura rendendo felici molti bambini.


Finito di raccontarmi la storia, nonna Francesca mi sorrise e mi disse: «Anche tu mio piccolo, non smettere mai di credere in te stesso e nei tuoi sogni.»

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                                                                                                                   Gaetano Barreca


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